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Ci sono storie che continuano a vibrare nel presente come un richiamo silenzioso. La storia di Cristina Mazzotti è una di queste: una vita giovane, luminosa, interrotta troppo presto, ma ancora capace di parlare alla coscienza di una comunità intera.
Questo spettacolo nasce dal desiderio di trasformare quella memoria in un gesto artistico condiviso, un luogo dove danza, musica e immagine possano restituire umanità a ciò che la cronaca ha spesso ridotto a un titolo. Non vogliamo raccontare un fatto, ma custodire una presenza. Un viaggio emotivo e corporeo nella storia di Cristina Mazzotti, tra memoria e possibilità. Lo spettacolo si apre con la leggerezza di una festa estiva, l’ultimo momento di libertà prima del rapimento. In questa fase compariranno in scena numerosi/e ballerini/e che sono alunni/e della scuola di danza di Colisseum. La scena si trasforma poi nello spazio della prigionia: un luogo sospeso, fatto di attese, silenzi, paure e resistenza. La morte di Cristina arriva come un taglio netto, ma non come la fine del racconto.
Da quel punto in avanti, la performance immagina ciò che non è mai accaduto: la vita che Cristina avrebbe potuto vivere. La vediamo crescere negli anni che non ha avuto, attraversare il 1979 con l’età che avrebbe raggiunto, sposarsi, viaggiare verso l’Argentina, ascoltare le canzoni della sua generazione, costruire un futuro possibile.
Danza, musica e gesto performativo intrecciano realtà e immaginazione, restituendo a Cristina non solo la memoria del passato, ma anche la dignità di un domani che le è stato negato.